giovedì 19 luglio 2018

Sul Cavallo senza saperlo


Sul Cavallo senza saperlo


L'imponente "vela" di roccia del monte Cavallo, che delle quattro "gobbe" rappresenta la più elevata, raggiungendo quota 1895m. La foto è scattata durante la discesa dalla cima Nord.


NOTA DELL'AUTORE
Questo racconto, sebbene ampiamente ispirato al reale andamento storico, ne rappresenta una interpretazione libera. Vi ricordo dunque che ogni riferimento a cose o persone reali è del tutto casuale.
A.M.



   Quella notte non riuscì a dormire, con il caldo ed il vento che sbatteva le finestre e tutto il resto. Si domandò a lungo se questa volta ci sarebbe riuscito o se avrebbe fallito come le ultime due. Rigirandosi fra le lenzuola inumidite dal sudore, impiegò molto tempo a trovare una posizione adeguata.
   L'anno è il 1894, e il mese quello di agosto. Il caldo torrido ha raggiunto anche il piccolo abitato di Resceto. Persino il vento che, talvolta violento, attraversa tutta la casa non è sufficiente a placare la sudorazione.
   Con le prime luci dell'alba si alzò l'ingegnere. Era il periodo delle grandi esplorazioni in Apuane, anche se ormai nella sua fase conclusiva. L'uomo adorava trascorrere le sue vacanze giù in Toscana, lontano dalla frenesia milanese. Mangiò del pane con un tocco di formaggio di pecora e della frutta, poi prese lo zaino e si mise in cammino. L'altra squadra aveva affittato un piccolo rudere di rimpetto alla casa. L'ingegnere seppe dall'anziano del posto che non sarebbero partiti per il troppo caldo, e la notizia rinforzò le sue buone speranze. Era solo.
   Raggiunse senza fatica il passo della Focolaccia, percorrendo la ripida lizza del Padulello. Adesso il suo obiettivo si stagliava nitido di fronte ai sui occhi. Nel frattempo il sole si alzò, sparpagliando calore fin nei punti più remoti della zona. La "missione" era chiara, con partenza da Resceto, prima traversata integrale da Sud del monte Cavallo e arrivo a Piazza al Serchio.
   Attraversò la Forcella di porta e iniziò a salire il ripido versante Ovest, tra l'infido paleo e le lisce placche di marmo. Era il punto più facilmente attaccabile della montagna, si riusciva a salire fino alla sella che separa le ultime due quote. Il caldo si faceva sempre più opprimente. L'ingegnere si affacciò sulla cima Sud e da lì intraprese la lunga cresta che attraversa le quattro vette.


Dalla vetta principale (1895m), uno sguardo verso Sud. Davanti a noi la cresta che attraversa le ultime due quote (1871 e 1850m) e poi precipita al Passo della Focolaccia (1642m), devastato dalla cava. La stessa cresta risale poi il dorso del monte Tambura (1891m), da cui un'altra cresta (N-E) ci conduce alla Roccandagia (1717m). Sulla destra invece Alto di Sella (1725m) e monte Sella (1736m) e, lontana sullo sfondo, la Pania della croce (1859m).

Il caldo lo mise a dura prova e molteplici furono le volte in cui desiderò esser rimasto con l'altra squadra. Raggiunse la seconda quota, una splendida onda di roccia scistosa, le cui lastre frastagliate ricoprivano un cuore di marmo purissimo. Dalla cima la vedeva perfettamente. La vetta del monte Cavallo, che alzava più di 1030 braccia. Ancora nessuna ascesa documentata, avrebbe potuto essere il primo, ma il caldo lo aveva letteralmente sfinito. E poi avrebbe ancora dovuto raggiungere Piazza al Serchio, dove lo aspettavano gli altri del CAI. Ci mise un bel po', ma alla fine si rassegnò al fatto che la traversata finora compiuta fosse comunque un grande traguardo, molto più importante della sua prima, storica ascesa al monte Procinto di quindici anni prima. Così, dalla sella tra le prime due quote, raggiunta con difficoltà dettate dalla stanchezza, decise di scendere per il canale Cambron e proseguire verso la sua destinazione.
   L'altra squadra, ovvero i fratelli Oscar e Alfredo Dalgas di Livorno, non riuscirono a salire in quell'anno, per svariati motivi. E non ci riuscirono fino a tre anni dopo, quando, il 20 luglio del 1897 raggiunsero, dopo vari tentativi la sella tra le prime due quote, e da qui le toccarono tutte e due, documentando così la prima ascensione alpinistica al monte Cavallo.
   Per molti anni si ritenne che la cima Nord rappresentasse la vetta più elevata del monte, finché le nuove tecnologie non hanno permesso di stabilire che fosse più alta la seconda, con i suoi 1895 metri, contro i 1881 della prima. L'ingegnere, Aristide Bruni, però, non lo seppe mai. A lui fu in seguito intitolata la ferrata del monte Procinto, che passa proprio lungo la via della prima ascensione da lui aperta. La prima ascensione al Cavallo rimane quindi ai fratelli Dalgas, anche se il primo a raggiungerne realmente la vetta, ma senza saperlo, fu Bruni, che se la lasciò alle spalle avvilito.


Dalla cima Nord, la meravigliosa "vela" di roccia e le altre quote che compongono l'affilata cresta del monte Cavallo. Dalla selletta all'inizio della vela, scende verso sinistra (Est) il Canal Cambron.

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