martedì 24 luglio 2018

Oh Partigiano, portami via...

Panorama dalla vetta del monte Altissimo (1589m). In alto a sinistra il monte Folgorito (911m) da cui inizia la cresta che, attraverso il monte Carchio (1082m), -completamente dilaniato dall'attività estrattiva- il passo e il monte Focoraccia (1149m), il passo del Pitone e il passo della Greppia, raggiunge infine il passo degli Uncini e la vetta dell'Altissimo. In primo piano la cresta degli Uncini. Proprio da questa cresta passava la Linea Gotica difesa dai soldati tedeschi.



Premessa

Nel 480 a.C., durante la seconda invasione persiana della Grecia, fu combattuta, da un'alleanza di poleis greche guidata dal Re di Sparta Leonida I, una feroce battaglia contro i soldati dell'Impero persiano di Serse I, che prese il nome di “Battaglia delle Termopili”. Mentre gli ateniesi ostacolavano l'enorme flotta di Serse nella battaglia navale di Capo Artemisio, facendoli attraccare e incanalare nel passo delle Termopili, unico punto d'accesso per la Grecia centrale, un esercito greco di circa 7000 uomini marciò verso Nord per cercare di arrestare l'avanzata dei persiani. Nonostante la fortissima inferiorità numerica (si narra che l'esercito di Serse fosse composto da diverse centinaia di migliaia di uomini), i 300 Spartani a capo dell'esercito greco, respinsero le ondate di attacchi persiani sfruttando la loro superiore abilità in combattimento e i vantaggi offerti dalla stretta fessura nelle rocce del passo, e resistettero per tre giorni. Finché un abitante del luogo di nome Efialte rivelò ai persiani l'esistenza di un “sentiero” segreto per aggirare le Termopili e, dunque, i greci. Quando Leonida ne fu informato fece allontanare la gran parte dei 7000 uomini e rimase a combattere con i 300 spartani, 700 tespiesi e 400 tebani. Aggirati, in inferiorità numerica e stremati dai tre giorni di guerra, i greci combatterono gloriosamente fino alla morte, in nome della libertà greca.

Nel parallelismo inverso i tedeschi interpretano sia la parte dei greci, che difendono il “passo” e sono superiori in combattimento, sia quella dei persiani, i barbari invasori che hanno controllato e minacciato la nostra libertà per molti anni.



Nota dell'autore
Fatta eccezione per i personaggi di Tom Ford e Giulio, che sono il frutto della mia fantasia, i nomi e le date fanno riferimento a fatti e persone realmente esisiti.
A.M.



-Smettila.
-Non sono io. È quel negro.
-Ho detto smettila.
-Ma che cazzo! Ti dico che è lui!
-Hey, amico! Man! Tu, sì, dico a te. Stop, ok?
Il Buffalo annuì. Da mesi non facevano altro che annuire, e poi continuavano a fare come gli pareva. Ma, in fondo, come si poteva anche solo pensare di biasimarli. Combattevano una guerra che non gli apparteneva perché venivano costretti da una patria cui erano loro a non appartenere. E non certo per loro volontà. Erano gli anni in cui avevano i loro locali, i loro autobus, i loro bagni pubblici, le loro fontanelle d'acqua. E i loro divieti. Non gli era permesso neppure di camminare sui marciapiedi, nel loro paese. Certo, i tedescacci erano peggiori, loro li spedivano nei campi di concentramento gli ebrei e i negri, e i froci, invece lo zio Sam aveva ben pensato di spedirli al fronte, i negri. Già, quei poveri cristi non avevano colpe, se non quella di aver la pelle più scura. Da otto mesi presidiavano la zona della valle del Serchio. Tentavano assalti flosci, demotivati, tanto per far vedere che, in fondo, facevano la loro parte. Buffalo soldiers. Così li soprannominarono i Comanche, alla fine dell'ottocento, per l'abilità in combattimento, o per gli scuri capelli riccioluti che ricordavano il manto del bisonte, o magari per entrambe le cose. Abilità che se n'era andata insieme alla motivazione.
-Andestend?
L'uomo di colore continuava ad annuire, scoprendo i denti in un timido, insicuro sorriso. Il partigiano si accorse che li stava battendo per il freddo.
Stop, ok? Ci farai scoprire, cazzo.
Gli passò una coperta di lana tutta macchiata di sangue e fango.
La linea difensiva reggeva da più di un anno, nonostante l'inferiorità numerica e gli armamenti che iniziavano a scarseggiare. Non si poteva proprio negare, quei cagnacci di nazisti ci sapevano fare. Duri come le rocce di marmo che occupavano e scaltri come le volpi che cucinavano al freddo. I crucchi la chiamavano Gotenstellung, gli alleati Gothic line. Quel cane di Kesserling aveva affidato la sua costruzione all'organizzazione Todt, nel '44, un milione e mezzo di ragazzi costretti ai lavori forzati per evitare i campi di concentramento. Il feldmaresciallo sperava che la Linea Gotica avrebbe rallentato l'avanzata degli alleati verso nord, ed ebbe ragione. Partiva dalla provincia di Apuania (oggi Massa-Carrara) e si arrampicava lungo le montagne delle Alpi Apuane, le colline della Garfagnana, l'Appennino Modenese e Bolognese, l'alta valle dell'Arno, del Tevere e dall'Appenino Forlivese per finire agli approdi difensivi di Rimini e Pesaro. Un fronte lungo più di trecento chilometri divideva l'Italia in due, esattamente tra quella liberata e quella ancora occupata dal nazi-fascismo, sfruttando le asperità naturali di montagne, boschi e fiumi.
I partigiani combattevano e scappavano, e ogni volta che un soldato tedesco perdeva la vita folli rastrellamenti e rappresaglie portavano a tremendi eccidi. La Versilia veniva dilaniata da una guerra che sulla carta era già finita. Lucca era stata liberata nel Settembre del '44, mentre a fine anno ci fu il devastante attacco a sorpresa dell'esercito italo-tedesco proprio al novantaduesimo Buffalo, che per due giorni abbassò il fronte della Linea di quasi venticinque chilometri e causò migliaia di morti, obbligando gli alleati ad una feroce ritirata. Ma gli uomini scarseggiavano per i crucchi, quindi dopo il terzo giorno rientrarono, ripristinando il fronte sull'originale Linea Gotica. L'inverno trascorse tra il freddo e la fame in una sorta di pausa. I tedeschi volevano i paesi sgombri, così la popolazione era costretta al riparo sulle colline. La vita era molto dura.
Il Buffalo si chiamava Tom. Tom Ford, disse. Bene, io sono Giulio. Stei uit mi e vedrai ok. Resta con me. Andestend? Era difficile trovare un partigiano che sapesse parlare in inglese, quindi le conversazioni erano sempre così improvvisate.
Erano un piccolo drappello formato da una decina di partigiani e dodici uomini della novantaduesima Buffalo. Giulio e altri amici avevano trovato il sentiero. Dalla cima del Folgorito i crucchi sparavano su qualsiasi cosa si muovesse, rendendo la salita impossibile. Ma non avrebbero sparato sul sentiero, perché invisibile dalla postazione. La zona era sorvegliata soltanto da un migliaio di soldati italo-tedeschi, e stavolta, cazzo, avrebbero potuto farcela per davvero. Una volta sfondata la Linea sarebbe tutto finito.
-Cosa aspettiamo ancora?
-I Nisei, stanno arrivando.
-I giapponesi?
-Proprio loro.
-Ed è un bene, vero?
-Certo che lo è!
Ichi, ni, san, shi, go, roku... tutti sapete contare in giapponese, no? Semplicemente, ni viene dal numero due, e sei significa generazione. Quindi, quando gli Issei ovvero la prima generazione di giapponesi (Ichi + sei) residenti fuori dall'Asia, fanno un figlio sul suolo estero, esso viene considerato un Nisei, se i nisei avranno a loro volta un figlio, allora questi prenderà il nome di Sansei, e così via, mischiando i numeri alla parola sei. La Compagnia A del 100° Battaglione del 442° Regimental Combat Team dei Nisei statunitensi, comandati dal sergente Genro Kashiwa, puntava dritta al randez-vous coi partigiani che avevano trovato il “Sentiero”.
Era la notte del 5 Aprile, faceva ancora freddo sulle colline di Montignoso. La squadra raggiunse il drappello, mentre nello stesso momento, sulle colline di Ripa di Seravezza, sul monte Canala ribattezzato “Georgia Hill” dai Buffalo che ci morivano da mesi senza concluder niente, altri Nisei sferrarono un violento attacco ai tedeschi. Con successo.
-Radio, airplanes, boom boom!
-Ok.
Gli occhi di Giulio e degli altri brillarono nell'udire quelle poche, infantili parole. Parole divertenti, anche, che racchiudevano però un'importanza definitiva. Informavano loro tutti che per l'attacco disponevano di supporto aereo. Gli uomini, adesso qualche centinaio, si misero in marcia lungo il sentiero. Vicini alla vetta alcune sentinelle sorvegliavano la zona a piedi. I partigiani caricarono i fucili e Giulio fece per uscire allo scoperto pronto a sparargli. Per fortuna i nisei lo fermarono in tempo.
-Shhh. Silence!
-Cosa?
-Look.
Due nipponici si diressero verso le sentinelle nell'ombra. Era impossibile sentirli o vederli. Il vento muoveva le piccole foglie dei castagni, spuntate da poco. Le ombre scivolavano da un tronco all'altro, da un cespuglio ad un masso, nel silenzio ovattato di quella fredda notte. Erano dei ninja in azione. Aggirarono i tedeschi e in un lampo gli conficcarono dei pugnali nelle gole. Morirono in muti gorgoglii e il sergente Kashiwa si rivolse a Giulio:
-Silence. No allarme, ok?
-Ho capito.
Proseguirono liquidando altre due squadre di sentinelle, e quando furono in contatto visivo con la postazione di vetta, il sergente ordinò l'attacco dei bombardieri. I crucchi furono colti di sorpresa e dilaniati dalle bombe e dai proiettili delle mitragliatrici. Gli uomini partirono all'assalto e con la battaglia che durò per tutta la notte, s'impadronirono del Folgorito e subito dopo anche del monte Carchio, assicurando così una breccia fondamentale nella conquista della Linea Gotica.
I Buffalo ritrovarono una sorta di motivazione nell'imminente conclusione del conflitto, e combatterono valorosamente fino alla fine della guerra. E Tom Ford non tremava più adesso. Mentre teneva premuto il grilletto della sua mitragliatrice stava ben fermo, una statua scolpita nell'ebano. Una sorta di bavetta gli aveva imbiancato gli angoli della bocca. La ferocia e la violenza che gli scaturivano dal volto mentre trucidava quei bastardi nazisti erano l'emblema della sofferenza che per tutti quegli anni lui e milioni di altre persone avevano subito. Uccise molti più nemici di tutti gli altri.
-Man!
-…
-Hey man! Giulio provava a chiamarlo, nel frastuono della guerra.
-Hum?
-Grande!
-What?
-Grande! Sei un grande!
-Grande, yeah grande!
Le parole giungevano frammentate tra le esplosioni di tutti quei proiettili.

Ci vollero poi alcuni giorni per liberare definitivamente Montignoso, l'8 aprile; Massa, il 10; e Carrara l'11. Da quel momento la Linea Gotica si sarebbe sgretolata, sotto la sempre più incontenibile avanzata degli alleati, fino al 1 Maggio, giorno in cui, dopo la morte del Fürer il giorno precedente, e di Mussolini il 27 Aprile, l'esercito tedesco dichiarerà la sua resa incondizionata, ponendo definitivamente fine alla guerra in Italia.

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