venerdì 6 luglio 2018

La vendetta divina

La Pania secca (1711m). Il suo brullo e imponente versante O e la via "normale" lungo la cresta O-SO, vista dalla vetta del naso dell'Omo morto (1679m).


La vendetta divina


    Guardava lontano, davanti a sé. In un'ipnotica litania verde, i lunghi fili di paleo danzavano mossi dalla brezza del tramonto. Grandi nubi scure salivano da sud e i fulmini solcavano il cielo in orizzontale, come severe sferzate punitive. L'altopiano erboso si distaccava nettamente dalla vicina Vetricia, rocciosa gobba dilaniata dall'erosione.
    Il vecchio si reggeva al suo bastone di castagno, era lungo quasi più di lui e sulla parte alta c'era intagliata la testa cornuta di un ariete. Le sue bestie pascolavano libere sul vasto, ricco altopiano, mentre i cani correvano loro intorno all'impazzata nel tentativo di tenerle unite. I campanacci, che di tanto in tanto si dimenavano al collo dei mufloni, costituivano l'unico suono distinguibile tra i tuoni lontani e il fruscio del vento nell'erba. Il silenzio che avvolgeva questa debole melodia era ovattato e carico di elettricità.
    L'uomo guardava un punto fisso, alle pendici nord-ovest dell'Omo morto. Seguiva un movimento. Una macchietta bianca che si spostava indecisa tra le foglie di paleo.
    Dicono che sia Lui.
    Non ti ho sentita arrivare.
    Dicono che quello sia proprio Lui, giù in paese.
    Chi, quello là?
    Già.
    Ma via. Non esser ridicola.
    La donna si voltò, e senza dir niente tornò verso la piccola casa di pietre. L'uomo rimase ad osservare. Da qualche giorno ormai lo teneva d'occhio. Veniva fuori nel tardo pomeriggio, appena prima del tramonto, salendo dal vecchio passo degli uomini della neve. Se ne stava lì tra i prati, ad accarezzare i fiori e le piante e gli animali selvatici, che stranamente adoravano ronzargli intorno. Indossava una lunga veste bianca, che gli lasciava scoperti i piedi, scalzi. I sandali se li toglieva non appena li affondava nell'erba. Erano calzari di cuoio fine, assolutamente inadatti al suolo montano. Ma con quella camminata così... all'uomo non veniva in mente la parola giusta. Così... leggiadra. Ecco. Sembrava quasi che fluttuasse, o che con la stessa difficoltà avrebbe potuto camminare sul pelo dell'acqua.
    Ma non scherziamo.
    Il pastore pronunciò queste parole ad alta voce, prima di richiamare le bestie per il rientro.

    Il giorno seguente stessa scena. Il vecchio curvo sul suo bastone che osservava incessantemente quel giovane sbandato. C'era qualcun altro però. Ci mise un po'. La vista gli stava calando, come l'udito. Gli ci vollero una decina di minuti e dovette pure avvicinarsi. A questo punto però non ebbe più dubbi. Era sua moglie. Parlavano mentre camminavano, a piedi nudi nell'erba. Sembravano felici. La chiamò, piano dapprima. Si rese conto che non avrebbe potuto sentirlo, dunque gridò. L'eco striminzita della sua voce leggermente stridula rimbalzò ai piedi della Pania, dissolvendosi lungo la Borra Canala. Ma la donna ancora non lo sentì. Allora il vecchio richiamò le bestie e tornò verso casa.
    Cenarono in silenzio. L'uomo strappava pezzi pane e se li ficcava in bocca con irruenza, masticando con la bocca aperta. I suoni disgustosi della cena pervadevano la piccola stanza, nell'imbarazzo di lei e nel disinteresse di lui. Poi parlò.
    Che ci facevi con quello?
    Lo conoscevo. È una persona magnifica.
    Certo.
    È Lui. Ne sono certa.
    Non voglio più sentirti. Sta' zitta.

    Adesso l'uomo guardava più intensamente. Come se cercasse. Si era recato al suo punto di osservazione con largo anticipo. Quando comparve il giovane, gli andò incontro.
    Non voglio più vederti qua.
    È forse tuo l'intero alpeggio?
    Sì. E non ti voglio più vedere. Vattene via.
    Il vecchio impugnava il suo bastone allo stesso modo di quando un lupo minacciava di avvicinarsi al suo gregge.
    Va bene, me ne andrò.
    Vattene via e non tornare mai più. Impostore!
    Mi servirà dell'acqua, per andarmene. Sono arrivato a piedi.
    Non ne avrai. Va' via!
    Ma tu ne hai in abbondanza. Guarda quant'è ricco il tuo altopiano.
    Allora il vecchio si sfilò la borraccia e faticò per aprirla. Il giovane tese le mani, e l'uomo fece per porgergliela, ma quando l'ebbe quasi presa il vecchio la scosse, rovesciandone tutto il contenuto per terra.
    Vattene via, ho detto.
    Va bene.

    Il giovane si rigirò, chino sui suoi passi. Era visibilmente abbattuto. Scese giù per il sentiero scivolando nei suoi sandali di pelle, e nessuno lo rivide mai più.
    Cosa hai fatto?
    L'ho mandato via.
    Cosa hai fatto! Gli gridò in faccia la donna, piangendo.
    Più tardi, quella notte, l'uomo si alzò poiché non riusciva a dormire. Il cielo lampeggiava di fulmini lontani e silenziosi. Osservava le stelle attraverso il vedo-non-vedo delle nubi che scorrevano. Gli prese un mezzo infarto quando la sentì. Era una voce profonda e severa. Gli incuteva un timore viscerale che l'uomo non riusciva a spiegarsi. Rimbombava nella notte e l'uomo temeva che avrebbe scatenato qualche frana di roccia.
    Tienitela la tua acqua, ne avrai in abbondanza.
    Le parole suonavano minacciose e rigurgitanti d'ira. Avevano il suono della vendetta, aspra e dolorosa.
    E goditela. Perché poi non ne avrai mai più. Quello era mio figlio.

    Tornato nel letto, l'uomo si convinse di aver assistito nientemeno che ad un brutto incubo. Quella stessa notte iniziò a piovere, e non smise per dieci giorni. L'uomo se l'era quasi dimenticata, la voce, finché la donna, dopo il silenzio che durava da allora, gli ribadì:
    Cosa hai fatto!? Ci hai condannato tutti!
    Le piante erano marcite e alcune delle pecore si erano ammalate. Nel piccolo orticello ogni cosa era morta, affogata. Fu allora, quando la disperazione cominciava a sgorgargli nel cuore, che accadde l'assurdo. Le gocce di pioggia si trasformarono in piccoli sassi. Non era grandine, l'uomo raccolse una pietra e la studiò a fondo. Era proprio un pezzo di roccia. La nuvola era diventata di un nero infernale e si era accatastata sopra il suo altopiano. Devastante fu la scena che si parò ai suoi occhi increduli. Egli vide, nel giro di una notte, crescere una montagna laddove un tempo fioriva e verdeggiava il suo alpeggio erboso e ricco. Una montagna dall'altezza simile alla già presente Pania si levò. E quando ebbe raggiunto la quota di millesettecento metri, il temporale cessò di colpo, rivelando un sole che così non si era mai visto.
    La montagna s'innalzava ricoprendo tutto l'altopiano, che adesso non esisteva più. Da quel giorno i temporali ripresero la loro normale andatura, e tutto, si può dire, tornò alla normalità. Non fosse che mai più alcuna goccia d'acqua toccò la nuova montagna e la zona circostante. Così che il pastore dovette spostarsi. In paese fu costretto a vendere quel che restava del gregge, e finì comunque col morire di stenti, dato che tutti lo guardavano storto e non volevano avere niente che fare con lui. Da allora la Pania Secca domina la vallata di Fornovolasco e del Piglionico, nella sua asprezza rocciosa, e chiude così la piccola ma importante catena delle Panie.

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